AD ASTRA

CINEMINO In Genova

We are making a film about Mark Fisher



AD ASTRA – Cinemino in Genova
INGRESSO RISERVATO AI SOCI CON TESSERA ARCI 25/26
È possibile fare richiesta online via App ARCI o direttamente al circolo.


We are making a film about Mark Fisher
di Simon Poulter e Sophie Mellor
documentario, Gran Bretagna, 2025, 65’


Il cinemino è felice di ospitare la proiezione di We are making a film about Mark Fisher, un’opera collettiva costruita dal basso a partire dall’intenzione di Simon Poulter e Sophie Mellor.
Il pensiero di Mark Fisher prende la forma del racconto condiviso attraverso il contributo di oltre settanta ricercatorə, attivistə e collaboratorə, esplicitando così l’idea di immaginazione collettiva. Una cooperazione avvenuta utilizzando Instagram @markfisherfilm come strumento metodologico per trovare collaboratorə, generare ricerche e diffondere contenuti (nel nostro piccolo abbiamo partecipato anche noi, a film ultimato, contribuendo alla traduzione dei sottotitoli italiani che accompagnano il film).
Teniamo molto a questa proiezione: gran parte delle teorie tratteggiate da Fisher sono alla base dell’agire di spazi come il nostro e ci auguriamo che questa sia l’occasione per un momento di riflessione e confronto intorno a temi a noi molto cari.
Agire collettivo, arte collaborativa e partecipazione possono permetterci di rovesciare il convincimento che “there’s no alternative” e superare l’immobilizzazione e l’impotenza riflessiva?

Sarà presente un banchetto con alcuni titoli legati all’opera di Mark Fisher, a cura di Palazzo Bronzo, spazio vicino e amico per visioni e intenzioni.

Un esperimento cinematografico di 65 minuti che esplora la tuttora attuale rilevanza delle idee del defunto teorico sul capitalismo, la cultura e il futuro.
Diretto da Simon Poulter e Sophie Mellor (che collaborano come ᴄʟᴏꜱᴇ ᴀɴᴅ ʀᴇᴍᴏᴛᴇ @closeandremote ), il film è stato realizzato nel 2024-2025 con oltre settanta collaborazioni, l’opera fonde documentario, performance, nuova musica e narrativa hauntologica e incarna l’appello di Fisher a un’immaginazione collettiva che vada oltre il realismo capitalista.

Il racconto principale segue Parkins, un personaggio fuori dal tempo, attraverso paesaggi spettrali e spazi digitali, ripercorrendo i pensieri di Fisher dagli anni ’90 al nostro presente algoritmico. Una seconda narrazione emerge dalle interviste condotte con teoricə, giornalistə e artistə la cui vita e il cui lavoro sono stati influenzati da Fisher stesso.

Justin Hopper interpreta il professor Parkins, una guida spettrale all’opera e alla vita di Mark Fisher.
Il film esplora le idee di Mark Fisher sulla hauntologia, il realismo capitalista e la coscienza collettiva, ma le mette anche in pratica. Utilizza gli stessi strumenti del capitalismo comunicativo – gli spazi algoritmici e monetizzati dei social media – per costruire qualcosa al di fuori della logica del capitale. Lavorando direttamente, il progetto funziona come un’opera d’arte decapitalizzata: una rete auto-organizzata piuttosto che una linea di produzione. Dal punto di vista metodologico, il lavoro attinge sia dal situazionismo che dalla produzione rizomatica, rifiutando la paternità lineare a favore di sistemi di scambio aperti. Il suo processo iterativo rispecchia la condizione hauntologica descritta da Fisher: ripetizione, rottura e ritorno. Ogni contributo è diventato un’eco, una traccia o una rianimazione delle energie sociali e teoriche che Fisher ha catalizzato attraverso i suoi scritti e il suo insegnamento. Il risultato è un film di 65 minuti assemblato da dozzine di voci, luoghi e tipi di media – non come un collage di contenuti, ma come un patrimonio comune di significato in evoluzione. È sia critica che manifestazione: un’opera che si chiede se sia possibile utilizzare gli strumenti del tardo capitalismo per immaginare qualcosa al di là di esso. L’opera ricorda anche lo stile di k-punk di Fisher (il suo blog) in quanto riprende lo stile di una rivista online in termini di produzione. Ad esempio, per una parte del film ci troviamo davanti al computer di Mark Fisher nel suo studio, circondati dai suoi scaffali pieni di libri.

Simon Poulter