Satan is my brother
(Dissipatio – Milano ITA)
lynchian dark-jazz ambient
feat. Tito Ghiglione alle proiezioni
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Eric Arn
(Feeding Tube – Vienna AUS/USA)
american primitive fingerstyle guitar
Una domenica densa di contenuti, buoni per uscire di casa e goderci la prosecuzione e l’intersezione di alcuni dei nostri percorsi: #primitivi sulle evoluzioni chitarristiche, #cinematismi sulle sonorizzazioni (e nel pomeriggio c’è il Catenino Cinematico), #ambient e #dialoghi…
I tempi sono maturi, a letteralmente diciotto anni dall’ultima volta in Buridda, per far scendere le nebbie ambientali padane dei Satan is my brother a Genova. Oscuri e cinematografici come un Lynch notturno, si faranno accompagnare e accompagneranno le immagini di Tito Ghiglione, fotografo e musicista genovese. Si esibirà sul nostro palco anche Eric Arn, storico membro della psichedelia americana degli anni ’80 e oggi custode rinnovatore della tradizione delle sei corde a cavallo tra improvvisazione e primitivismo.
Satan is my brother
(Dissipatio – Milano ITA)
lynchian dark-jazz ambient
I Satan is my Brother hanno debuttato nel 2007 sotto l’egida della Boring Machines, che ha pubblicato il loro album omonimo. Hanno pubblicato altri due album con l’etichetta di Treviso: “A forest dark” nel 2011 e “They made us climb here” nel 2015. Nel 2023 sono entrati a far parte della Dissipatio, pubblicando “How far can you see”. Attraverso questi lavori hanno sviluppato un amalgama onirico e visionario di elettronica, basso, batteria, sassofono, trombone e tastiere, incorporando ambient, dark-jazz e psichedelia.
Il gruppo ha esplorato l’interazione tra musica e immagini, creando colonne sonore per immagini, performance e film. Ha composto le colonne sonore del film muto del 1911 “L’Inferno” e di “In the shadow of the sun” di Derek Jarman, e ha partecipato a festival audiovisivi come Imago, Video Sound Art e Scirocco.
“Close your eyes, see black” è una lenta discesa nelle profondità, come l’apnea o l’anestesia profonda che ci porta al centro sommerso di noi stessi. Quando l’oscurità è troppo densa, quando la visibilità è troppo bassa, quello che avevamo immaginato come un punto di osservazione privilegiato diventa un belvedere sul vuoto. Dobbiamo riemergere per capire, con la nuova consapevolezza che non possiamo trovare tutto dentro di noi. Riemersi, ci chiediamo ancora una volta quanto lontano possiamo vedere.
I Satan is my brother sono Stella, Alessandro, Simone e Luca a trombone, sintetizzatori, sassofono tenore, clarinetto, batteria, elettronica, basso, effetti…
Quanto lontano puoi vedere? Ma, soprattutto, a che pro? Vero è che, nella loro ormai prolungata carriera (il debutto è ormai storia di ben 16 anni fa), spesso i Satan Is My Brother si sono lambiccati intorno alle immagini. Ma qui si va ben oltre: i membri del quartetto nella foto promozionale non hanno più gli occhi ed il loro mood sembra sembra più esperienziale che lungimirante. Quasi nessun titolo, un sobbollire colmo di umidità e di pathos dal quale escono come come bastoni di un rabdomante le bacchette della batteria ed il ritmo che giace in loro, a guidare sfiati ed elettroniche. Rileggendo la carriera del progetto lombardo sono diverse le cose a saltare all’occhio: in primis questo è il primo disco fuori da Boring Machines, entità che fungeva da guida e da specchio. In secondo luogo i titoli dei loro lavori: Satana è mio fratello, un’oscura foresta, ci hanno fatto salire quassù, quanto lontano puoi vedere? Parrebbero quasi essere cellule di un’entità raminga, sotto costrizione, alla ricerca di una fuga o di una soluzione. Luca Freddi, Francesca Stella Riva, Alessandro Midlarz e Simone Mattiolo sembrano esprimersi al meglio quando ne hanno veramente la necessità, quasi che l’esistenza sia subordinata all’utilità. Ed in questo senso How far can You See? è disco sicuramente necessario, poiché esplora senza assoluzione e senza condanna il momento di smarrimento, di riunione, di ricostruzione.
Vasco Viviani – sodapop.it
Eric Arn
(Feeding Tube – Vienna AUS/USA)
american primitive fingerstyle guitar
Eric Arn ha esplorato i meandri dell’avant-rock, dell’improvvisazione libera, del drone e della psichedelia degli anni ’80 con i Crystalized Movements, continuando poi con i Primordial Undermind per oltre trent’anni. Da molti anni vive a Vienna e ha inoltre pubblicato una dozzina di album di improvvisazioni e sperimentazioni solistiche e in duo di ampio respiro, e si esibisce dal vivo in tutta Europa e Nord America.
sito: https://linktr.ee/guitar_wrestler
“A volte Eric sembra un incrocio tra Django Reinhardt e Derek Bailey, altre volte, sta plasmando il suo personale stile di Americana con influenze orientali, psichedeliche e sperimentali, che riecheggiano i suoni di John Fahey, John Martyn e Popol Vuh. Si colloca al livello di lavori di contemporanei come Richard Bishop, Jack Rose, David Grubbs, Daniel Bachman e Rob Noyes.” —Joe Tunis, Carbon Records
“Arn ricava dalla sua chitarra un rumore ambientale scintillante, sequenze atonali e in certa misura spezzate, improvvisazioni meditative che ricordano Derek Bailey o Bill Orcutt, proseguendo con composizioni che troverebbero posto nel catalogo di Takoma” —Holger Adam, Skug Magazine
