AD ASTRA

CINEMINO In Genova

MUSICARELL O))) 33 Torino, gli Anni Ottanta, i Truzzi Broders



AD ASTRA – Cinemino in Genova
INGRESSO RISERVATO AI SOCI CON TESSERA ARCI 26/27
È possibile fare richiesta online via App ARCI o direttamente al circolo.


Una canzone senza finale
di Paolo e Riccardo Sarà
documentario musicale, Italia, 2019, 63′

Un documentario imperdibile sulla Torino anni ’80!
Divertente, sgangherato e ricco di materiali d’archivio inediti, il film racconta il fermento musicale e sociale di un’epoca complessa, specchio di un’intera nazione tra crisi industriale ed eroina.
Mai proiettato a Genova dopo l’anteprima al SeeYouSound 2019, il documentario torna a incuriosire fan storici e nuove generazioni anche grazie a Zerocalcare, che ha citato la band dei Truzzi Broders nel titolo del suo ultimo libro “Nel nido dei serpenti“.
Vi aspettiamo per una serata speciale in collaborazione con Flamingo Records: saranno con noi i registi e ospiti d’eccezione!


Una canzone senza finale
di Paolo e Riccardo Sarà
documentario musicale, Italia, 2019, 63′

con Truzzi Broders, Daniele Gaglianone, Giaime Alonge, Vittorio Castellani, Paolo Ferrari

Soggetto: Paolo Sarà, Riccardo Sarà
Sceneggiatura: Paolo Sarà, Riccardo Sarà
Musiche: Truzzi Broders
Montaggio: Lorenzo Scarafia
Fotografia: Paolo Benitti
Produttore: Paolo Spadavecchia

Una produzione Fisheye Production
in collaborazione con Fine Production
con il sostegno di Film Commission Torino Piemonte – Doc Film Fund

SEEYOUSOUND (2019) : Into the Groove
Proiezioni di città (2019) : Panorama
I Martedì del Piccolo Cinema (2019) : Panorama
Portofranco SummerNight (2020) : Panorama
Estate in Circolo (2022) : Panorama

Una città cupa e pesante che vive ancora con i ritmi scanditi dalla fabbrica, una rock band ironica e sgangherata e un movimento creativo pronto ad esplodere. Queste le premesse di Una canzone senza finale, documentario di Paolo e Riccardo Sarà prodotto da Fisheye Production in collaborazione con Fine Production sui Truzzi Broders, band culto della Torino anni Ottanta. Un gruppo che col filtro dell’umorismo riusciva a raccontare storie che nessuno raccontava, quelle delle periferie di una città carica di tensione e dei ragazzini che le vivevano.
Grazie a un archivio in vhs totalmente inedito di video girati dalla stessa band e grazie ai racconti di testimoni dell’epoca quali Vittorio Castellani (conosciuto oggi come Chef Kumalè), Paolo Ferrari, Daniele Gaglianone e Giaime Alonge il film racconta quella città sconosciuta alle nuove generazioni e il fermento artistico che ha dato vita a molte realtà ancora saldamente presenti nella vita culturale torinese.

I Truzzi Broders sono nati con i punk, ma non sono mai stati punk. Da un punto di vista musicale erano la minoranza della minoranza.
Una canzone senza finale è un documentario che, a partire dal materiale di archivio girato direttamente dalla band, ci permette di gettare uno sguardo sulla Torino degli anni Ottanta. Una città difficile che, nelle testimonianze di chi era ragazzo in quel periodo, appare come un luogo grigio, pesante, senza occasioni di svago e di socialità. Esplodeva il dramma della tossicodipendenza e iniziavano le prime casse integrazioni massive. Il 29 maggio 1982, una data storica, al Centro d’Incontro Vanchiglia, i gruppi punk hardcore della città si riunivano in un concerto con uno slogan emblematico: contro la disperazione urbana.

“Tutto nasce al centro d’incontro Vanchiglia S/balla, luogo di aggregazione con annessa sala prove frequentato dai punk e dai truzzi del quartiere.
«Tecnicamente noi non eravamo dei truzzi, però li conoscevamo tutti. All’inizio la convivenza non fu facile, guardavano con sospetto noi e soprattutto i punk, il loro abbigliamento, il loro linguaggio e la loro musica. Dopo i normali spintoni e ceffoni degli inizi, accompagnati da minacce assolutamente spropositate, al limite del ridicolo, riuscimmo a trovare un equilibrio e a guadagnarci il loro rispetto, al punto che potevamo lasciare l’autoradio in macchina senza che ce la rubassero» (…) A questo proposito Paolo Ferrari de La Stampa a un certo punto del film dice che voi aveste un’intuizione geniale: la rivoluzione non si fa nelle fabbriche o nei centri sociali, si fa sulle panchine dei giardinetti. «Certo. L’obiettivo di Vanchiglia S/balla era proprio quello di fare un lavoro di strada, di andare a prendere i truzzi là dove vivevano. Era un lavoro di inclusione, una lotta di contrasto all’eroina e al coinvolgimento dei giovani nella criminalità, il tutto, ci teniamo a ricordarlo, fatto grazie a investimenti pubblici messi a disposizione dalle istituzioni».”
dall’intervista di Ennio Bruno – Il Giornale della Musica
https://www.giornaledellamusica.it/articoli/truzzi-broders-la-rivoluzione-ai-giardinetti

Paolo Sarà si laurea nel 2009 in Rappresentazione audiovisiva e multimediale presso l’Universita’ degli Studi di Torino con una tesi riguardante la media education. Gia’ durante il percorso di studi inizia a occuparsi di produzione video collaborando con Extracampus e Unito Media. In seguito approfondisce il rapporto tra media e educazione entrando nel consiglio direttivo di Videocommunity e coordinando un progetto di tv di comunita’ nel quartiere di Mirafiori sud, nel quale si occupa anche di realizzazione di format televisivi e cortometraggi, riprese video e regia in diretta.

Riccardo Sarà si laurea nel 2013 in Letteratura, filologia e linguistica italiana presso l’Universita’ degli Studi di Torino con una tesi in linguistica riguardante i testi della scena musicale indipendente italiana. Parallelamente a lavori legati alla scrittura porta avanti negli anni la passione per il video e la media education realizzando e coordinando progetti per il Comune di Torino, l’Associazione Museo Nazionale del Cinema e l’Universita’ degli Studi di Torino.

Insieme fondano nel 2011 l’associazione Mic – Media+Intercultura+Cittadinanza, con la quale realizzano progetti legati a un utilizzo critico e consapevole dei media e organizzano il festival di cortometraggi Zeroganci. Nel 2013 realizzano il cortometraggio autoprodotto Integrazione a parole, vincitore del premio speciale della giuria al festival “Ponticorti” 2013 e del premio Saad Zaghloul al festival Un tempo per l’integrazione 2014.

“La storia dei Truzzi Broders infatti non è soltanto la storia di una band, è anche la storia di una città e di una scena musicale. Dentro ci si ritrova una Torino che scopre la crisi della sua anima industriale, il disagio dei quartieri di periferia e i ragazzi alla ricerca di una loro identità. È però anche una città vivace, dove si respira un’energia creativa che dà vita a una scena musicale punto di riferimento in tutta Italia. Sono anni fondamentali per la città, che passa da città deserto a città viva grazie all’impegno e alle idee di un gruppo di ragazzi poco più che adolescenti. Un periodo importantissimo e poco raccontato che i ragazzi delle nuove generazioni ignorano.
A noi, che non l’abbiamo vissuto, piaceva l’idea di raccontarlo attraverso lo sguardo dei Truzzi Broders, forse perché, in un certo senso, è anche un po’ il nostro sguardo. I Truzzi Broders si lasciano influenzare dai punk soprattutto per l’autoproduzione, il do it yourself e la voglia di fare musica con i mezzi che si hanno. Musicalmente sono però diversi, propongono un rock grezzo cantato in italiano. E diverso è anche il loro atteggiamento: la rabbia c’è, ma è filtrata dall’ironia e dall’autoironia, si prendono poco sul serio e lo dimostrano nei testi e nelle esibizioni dal vivo. La critica del tempo li etichetta come demenziali, anche se a ben vedere di demenziale c’è poco in loro. Amano raccontare la realtà di tutti i giorni, la vita dei ragazzi nei quartieri, i problemi della Torino di allora. Per usare le loro parole: «È per uscire vivi dai nostri quartieri che facciamo il rock, amico».”
dalle note di regia