Ruth Goller
(International Anthem – Bressanone ITA / Londra UK)
nu-jazz impro ambient
L’abbiamo conosciuta sul palco di Alabaster dePlume un paio di anni fa, proprio nei giorni in cui usciva il suo disco Skyllumina, e arriva per la prima volta a Genova sul nostro palchetto Ruth Goller, bassista di punta del nuovo jazz inglese, ma nata a Bressanone. Ambienti e tensioni varie in un viaggio per basso solo che ci incuriosisce molto!
Ruth Goller
(International Anthem – Bressanone ITA / Londra UK)
nu-jazz impro ambient
Ruth Goller è una bassista elettrica e cantante che vive a Londra (Regno Unito).
La sua musica ti trasporterà in un fiume di emozioni che spaziano dalla delicatezza estrema alle onde elettroniche fragorose del basso, accompagnate da linee vocali simili a sirene.
Ruth lavora con accordature non convenzionali sul suo strumento e crea un mix unico tra voce, basso ed effetti.
I suoi ultimi due album (“Skylla” e “Skyllumina”) sono stati pubblicati dalla rinomata etichetta statunitense International Anthem e vedono la partecipazione di ospiti come Tom Skinner (The Smile) e Seb Rochford (Patti Smith).
Le sue melodie sono fortemente incentrate sulle canzoni e traggono ispirazione musicale dalla natura dei paesaggi montani, dai canti popolari dell’Europa orientale e del Sud America e dall’improvvisazione libera.
bandcamp: http://ruthgoller.bandcamp.com
facebook: facebook.com/ruthgollerskylla
instagram: instagram.com/ruthgoller/
sito: https://ruthgoller.com
https://linktr.ee/ruthgoller
“Il fulcro delle composizioni è racchiuso nel rimbombo sordo e spettrale del basso e nella voce indisciplinata e ammaliante dell’autrice, che come una moderna sirena attira l’ascoltatore in un vortice di ritmi e melodie fluttuanti, che si avvicendano con sghembe regole creative, che con il jazz condividono più la natura free-form che quella puramente accademica.
E’ più facile intercettare similitudini con l’opera di gruppi come i Morphine (la splendida litania slowcore a tinte jazz di “Next Time I Keep My Hands Down”), che le moderne tribolazioni nu-jazz, quest’ultime vividamente percepibili in “She Was My Own She Was Myself”, etereo e quasi mistico dialogo/duetto con l’amica nonché compagna di scuderia Bex Burch.
Le radici jazzcore e punk spuntano vigorose non solo nell’avvincente duetto con il batterista scuola Ecm Emanuele Maniscalco (“How To Be Free From It”), che sfiora linee ritmiche quasi trash-metal, ma anche nella trascendente interconnessione tra folk, alt-prog e musica corale di “All The Light I Have, I Hand To You”, con Max Andrzejewski, batterista della band tedesca Hütte, perfetto complice dell’ennesima alterazione creativa.”
Gianfranco Marmoro – Ondarock.it
