di Giovanni Tortorici
Italia, UK, 2024, 108′
Astrolabio fa un’incursione nel cinema di finzione presentando Diciannove, esordio alla regia di Giovanni Tortorici prodotto da Luca Guadagnino. Un racconto generazionale, un ritratto al contempo delicato e ruvido degli studenti fuori sede, dei “tempi morti” delle giornate di studio e della lenta ricerca del proprio posto nel mondo. Una regia secca e ambiziosa che ricorda il cinema indipendente degli anni ‘90 che, in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra del Cinema di Venezia, ha colpito pubblico e critica.
Palermo, 2015. Leonardo, 19 anni, lascia la città natale per raggiungere la sorella a Londra e iniziare gli studi di Business. Tuttavia, l’entusiasmo iniziale presto svanisce. Inquieto, si iscrive d’impulso all’Università di Siena per studiare letteratura. Ma anche qui, molla il corso e decide di immergersi da solo nello studio dei testi di “bella lingua” italiani. Sarà un anno accademico di solitudine, sporadica e strana socialità e confronti generazionali. Un anno dopo, Leonardo è a Torino, dove incontra un uomo, semi-conoscente di famiglia, con cui avrà un confronto più diretto del solito.

Costruendola tessera dopo tessera, come un puzzle sensoriale, il regista compone per accumulo la storia di un percorso di vita accidentato e lo fa senza indulgere nell’ossequio delle tappe narrative tipiche del racconto di formazione. Ponendo al centro del film uno stato d’animo – i dolori e le nevrosi del giovane Leonardo (Manfredi Marini, una specie di Lou Castel 2.0) – riesce a tradurlo in un linguaggio visivo freschissimo che – tra ammicchi disinvolti alla nouvelle vague (Truffaut, soprattutto), inserti dipinti, scritte a tutto schermo, sgrammaticature vintage (gli zoom) – dice, figurativamente, dell’impaccio e della inadeguatezza del protagonista a vivere hic et nunc la propria gioventù. Dalla partenza dalla natia Palermo al tentativo subito abortito di stabilirsi a Londra, fino all’impulso a iscriversi all’ateneo di Siena per studiare quella letteratura italiana che è passione e ossessione, Leonardo e i suoi pezzi di diario raccontano – con una verità a tratti straziante, a tratti leggera fino al comico – dell’impigliarsi nelle maglie del sistema universitario e dell’incomprensione del corpo docente; del gap generazionale: in un verso, gli anziani, e nell’altro, i ragazzini, ché le generazioni si accorciano; di un’immagine e un ideale di bellezza cui tendere, mutevoli e inafferrabili a un tempo; del bisogno di ancorarsi a una morale – quella morale a cui gli adulti, cresciuti nella cultura dell’egoismo, hanno rinunciato – in un tempo che non ti dà appigli e sembra scivolarti tra le dita.
Luca Pacilio – Gli Spietati

Giovanni Tortorici classe 1996, palermitano, è diplomato alla Scuola Holden e ha lavorato come assistente alla regia sul set della serie We Are Who We Are di Luca Guadagnino, per poi continuare a collaborare con il regista di Chiamami col tuo Nome curando le riprese del backstage sul set di Bones and All. Diciannove è il suo film d’esordio, prodotto da Luca Guadagnino e presentato alla Mostra del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti.

